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Romano Pezzotti, presidente di Assofermet Rottami

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I primi 7 mesi del 2009 sono stati caratterizzati da una grave crisi del mercato del rottame, al pari di altri segmenti dell'attività siderurgica. Un periodo negativo sotto tutti gli aspetti, produttivi e finanziari. La percezione della débacle è stata resa ancor più drammatica dal confronto col 2008 che, senza esagerazioni, è stato definito un anno "magico" per il mercato di questa materia prima. Il valore delle quotazioni del rottame aveva infatti fatto registrare incrementi record - sia nei prezzi sia nei volumi - rispetto al 2007.

Senonché, verso la fine dello scorso anno, si sono avvertiti i primi segnali di contrazione del business, anche se era difficile prevedere il pesante crollo che si è poi verificato nei mesi successivi. La crisi di quest'anno ha raggiunto proporzioni mai viste prima, anche a causa dell'atteggiamento degli operatori che in alcuni casi è stato di vero e proprio panico. Le principali ragioni che hanno condotto a tale situazione sono così riassumibili:

- La scarsa produzione manifatturiera ha causato un calo del 50% del gettito del rottame da caduta nuova. Lo stesso numero di operatori del mondo del rottame voleva quindi acquistare una dimezzata disponibilità di materiale, oltretutto venduto a caro prezzo dai produttori che tentavano in questo modo di bilanciare le perdite provenienti dal calo della loro attività. Ulteriori diminuzioni della disponibilità sono dipese dalla non disponibilità a vendere a prezzi bassi che ha riguardato l'area delle demolizioni industriali, per via dello spread rispetto ai valori delle commesse acquisite nel 2008.

- La volatilità dei prezzi, aggravata dalle continue ed a volte eccessive compressioni dei prezzi, ha raggiunto livelli particolarmente intensi sul mercato italiano, ed ha reso difficili le vendite fino a far sì che alcuni commercianti di rottame abbiano iniziato ad esportare materiale. Questo aspetto va valutato con attenzione, visto che storicamente l'Italia è un paese importatore netto di questa materia prima.

- Il calo dei volumi e dei fatturati ha generato gravi difficoltà finanziarie, tenuto anche conto degli investimenti che sono stati fatti da molte aziende che lavorano il rottame per il rispetto delle normative ambientali

A luglio i primi segnali di ripresa del settore hanno portato ad una ripresa delle produzioni e conseguentemente hanno aumentato dal domanda di rottame, la cui disponibilità era piuttosto limitata. In questa situazione si sono verificati casi di invadenza da parte di alcune acciaierie che hanno scavalcato i commercianti di rottame comprandolo direttamente (scarti di produzione) dai loro stessi clienti.  Nel medio/lungo periodo questi atteggiamenti possono nuocere anche alle stesse acciaierie, visto che gli atteggiamenti di prepotenza possono gravemente minare un clima già di per sé teso. L'etica è importante anche nel business, così come il rispetto dei ruoli nella filiera.

Per quanto riguarda il futuro, non si può certo dire che le difficoltà siano esaurite ma è necessario leggere anche i segnali positivi quali borse in recupero, indici produttivi in miglioramento, maggiore domanda di materie prime. Servono quindi fiducia ed ottimismo, e bisogna vedere la crisi come un'importante esperienza imprenditoriale più che come una minaccia da temere. Le dinamiche attuali dei mercati cambiano continuamente, e richiedono grande velocità e flessibilità da parte degli operatori. Per affrontare al meglio il cammino della ripresa è inoltre necessario pesare in egual misura le informazioni provenienti dai mercati globali, senza sovra pesare quelle negative e far riemergere la paura.
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