L'impatto della Cina sul mercato internazionale del rottame perdurerà?
venerdì, 12 febbraio 2010 10:53:06 (GMT+2)
Tags: rottame , materie prime , Europa , Far East , prod. acciaio , trading , opinioni , economia | articoli simili »La domanda racchiude una questione di vitale importanza per il futuro della siderurgia turca. Come osserva la maggior parte degli analisti, la strada verso la ripresa dell'economia globale sarebbe molto meno irta di ostacoli se la Cina - e il Far East in generale - iniziasse a spendere i cospicui volumi di valuta straniera via via accumulati a seguito di costanti attivi della bilancia commerciale. Ciò, infatti, contribuirebbe a un opportuno e quanto mai prezioso riequilibrio del business internazionale.
Ciò detto, è bene domandarsi quali prodotti dell'Occidente possono davvero interessare alla Cina. Fino a una quindicina di anni fa la situazione era ben diversa rispetto a quella attuale: oggi sono pochi i materiali che il paese asiatico non è in grado di produrre da sé e deve quindi reperire altrove. Tra essi sono senz'altro da annoverare le materie prime, ossia ferroleghe, rottame, minerali, carbone e via dicendo. E sono proprio questi i prodotti che il Far East attualmente compra. A tal proposito, non credo all'ipotesi secondo la quale i cinesi finirebbero poi col trasformare materie prime estere in acciaio da riposizionare sull'export. La mia convinzione si basa su due elementi: anzitutto, se questo dovesse avvenire le economie occidentali andrebbero incontro al collasso, e il sistema globale non può permetterselo; secondariamente, nel Far East - con l'unica eccezione del Giappone - gli investimenti vengono fatti in funzione soprattutto del fabbisogno locale. È dunque assai probabile che l'Asia finirà coll'esercitare un effetto "tonificante" sui prezzi delle materie prime, date le grosse potenzialità del mercato interno e la notevole quantità di denaro a sua disposizione.
Ma in che modo tale situazione potrebbe influenzare la siderurgia turca? Se concentriamo l'analisi sul rottame, non possiamo non rilevare come le fonti principali dell'import cinese siano rappresentate da Giappone e Stati Uniti. Il rottame europeo passa in secondo piano. Quindi per la Turchia sarà determinante riuscire a piazzare i suoi prodotti finiti in Cina, l'unico modo per trovare uno sbocco risolutivo alla crisi. Oltretutto, se gli esportatori turchi dovessero avere successo ne beneficerebbero anche i produttori di rottame europei, i principali fornitori della materia prima alle acciaierie del paese eurasiatico.
A mali estremi, estremi rimedi. I fornitori di rottame dell'Europa e i produttori di acciai turchi dovranno mettere sul tavolo la questione e cercare valide soluzioni, seppur temporanee. Se ciò non verrà fatto, il sistema che è stato sviluppato e migliorato nel corso degli anni è destinato a essere irreparabilmente compromesso.











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