L'analisi di Metin Surmen sulla situazione della siderurgia turca e globale e sulle prospettive per il 2010
martedì, 02 febbraio 2010 17:43:45 (GMT+2)
Tags: Turchia , Europa , Medio Oriente , Far East , prod. acciaio , trading , opinioni , economia | articoli simili »H. Metin Surmen (Traxys Europe S.A.) ha fornito a Steelorbis le sue valutazioni circa le prospettive dell'industria siderurgica turca per il 2010. Traxys è una multinazionale del settore materie prime per l'industria dei metalli, con partecipazioni in varie società minerarie nel mondo. Il fatturato annuo si aggira attorno ai 9 miliardi di $.
Il 2009 è stato un anno molto difficile per l'industria dell'acciaio, in tutto il mondo. I produttori hanno dovuto fare i conti con gli elevati costi di produzione, risultato soprattutto dei continui rincari delle materie prime. In tale contesto, la drastica riduzione dei prezzi degli acciai finiti ha determinato una forte contrazione dei profitti, spesso tramutatisi in perdite, con conseguenti chiusure degli impianti, tagli alla produzione e perdita di posti di lavoro.
Gli analisti ritengono che se la Cina dovesse continuare a importare carbone al tasso attuale, nei prossimi mesi le quotazioni di tale material prima potrebbero crescere anche del 25%, portandosi a 200 $/ton FOB. In base a quanto riportato dal gigante minerario BHP Billiton, le acciaierie cinesi - e in particolare quelle di recente realizzazione localizzate nelle aree costiere del paese asiatico - avranno sempre più bisogno di carbon coke di alta qualità, il che non farà altro che spingere le quotazioni verso l'alto. Fenomeno analogo anche riguardo all'India, dove i trader e i produttori siderurgici hanno un bisogno crescente di materia prima.
I costi di produzione dell'industria siderurgica continueranno a crescere o, nella migliore delle ipotesi, resteranno all'attuale elevato livello, venendo pesantemente influenzati non solo dai prezzi di minerali, carbon coke e rottame, ma anche dalle tariffe per il trasporto navale. D'altra parte, è probabile che anche i prezzi dell'acciaio cresceranno, ma non tanto quanto i costi che i produttori dovranno sopportare. In sostanza, malgrado i tagli alla produzione, la domanda sarà ancora insufficiente.
La Cina e il Far East in generale da tempo sono entrati con prepotenza sui mercati internazionali del rottame ferroso. Le acciaierie turche, dal canto loro, preferiscono mantenere le scorte al livello minimo, dato che le vendite (interne e sull'export) permangono fiacche. L'andamento della richiesta di mercato degli acciai finiti sarà un fattore determinante per i produttori al fine di stabilire le strategie produttive e di marketing dei prossimi mesi.
A causa della carenza di materiale - risultato delle difficili condizioni meteo di questo inverno - la disponibilità di rottame in Europa è estremamente limitata. Ciò, unito alla elevata domanda proveniente dalla Cina e alla scarsa richiesta di acciai finiti rilevabile in Turchia, potrebbe mettere i produttori di quest'ultima in serie difficoltà, dovendo decidersi se acquistare agli attuali prezzi - e quindi continuare a sostenere onerosi costi di produzione - oppure attendere momenti migliori.
Il futuro della siderurgia è legato a doppio filo con l'andamento dell'economia in generale, in Turchia come nel resto del mondo. Se l'economia farà progressi, ne beneficerà anche il comparto dell'acciaio.
L'export turco di acciai lunghi si è indebolito, e potrebbe rallentare ulteriormente dal momento che Arabia Saudita e Iran - i principali mercati di riferimento per il business del paese eurasiatico - stanno investendo in modo massiccio al fine di potenziare la loro capacità produttiva siderurgica.
D'altra parte, negli ultimi tempi è emersa la grande potenzialità dei mercati emergenti dell'Africa, i quali potrebbero divenire un'ottima alternativa per gli esportatori della Turchia.
Il margine tra billette e prodotti finiti è ormai giunto a uno striminzito 10%. In Turchia vi è un numero eccessivo di laminatoi e una bassa disponibilità di billette.
In conclusione, l'industria siderurgica mondiale del 2010 potrebbe caratterizzarsi per nuove chiusure, fallimenti, fusioni societarie, cambiamenti nel parco prodotti delle aziende e nella strutturazione delle capacità produttive. I costi delle materie prime continueranno a esercitare una notevole pressione sulle acciaierie, le quali potrebbero sfoltirsi e modificare gli equilibri internazionali del settore.











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