Intervista a Romano Pezzotti, presidente del Sindacato Rottami di Assofermet
lunedì, 17 maggio 2010 16:48:15 (GMT+2)
Tags: rottame , materie prime , Europa , prod. acciaio , trading , produzione , economia , opinioni , import/export | articoli simili »In Italia il mercato del rottame è caratterizzato da un'insufficiente disponibilità di materiale. Quali sono le ragioni di tale situazione?
Le ragioni di questa carenza di materie prime sono varie: in primo luogo, la crisi globale - che ha cominciato a far sentire i suoi effetti alla fine del 2008 per poi esplodere definitivamente lo scorso anno - ha determinato un forte calo dei consumi, a tutti i livelli. È stato quindi consequenziale e inevitabile assistere ad una sensibile riduzione dei flussi di rottame provenienti dal recupero degli scarti dell'industria manifatturiera (cadute nuove, trucioli, residui di lavorazione e stampaggio); in secondo luogo, sono diminuite in numero e in rilevanza le attività di demolizione civili e industriali, perché la crisi del settore delle costruzioni ha ristretto le operazioni di rinnovamento edilizio; in terzo luogo, le aziende di fine filiera hanno cominciato ad adottare un metodo basato sul massimo sfruttamento degli scarti di lavorazione, i quali vengono dirottati verso ulteriori fasi produttive; infine, va tenuto in debita considerazione il costante progresso in ambito tecnologico, grazie al quale le industrie specializzate nel taglio della lamiera riescono ora ad estrapolare prodotti - o loro parti - anche da pezzature estremamente ridotte, cosa impensabile fino a qualche anno fa.
Come si spiega il recente incremento delle esportazioni di rottame in Italia, un paese da sempre importatore netto di tale materia prima?
Nell'ultimo anno il settore del commercio e del riciclo del rottame ha dovuto affrontare una situazione caratterizzata da confusione e volatilità dei prezzi, e ciò ha complicato le operazioni di vendita e commercializzazione degli operatori del nostro settore. La difficoltà delle acciaierie di contenere i costi di produzione e di proteggere i margini di profitto, durante la crisi del 2009, ha talvolta determinato una bassa domanda di materia prima accompagnata da eccessivi ribassi di prezzo, spingendo i commercianti di rottame a cercare sbocchi alternativi sul versante delle esportazioni. Ecco quindi il crescere nell'ultimo anno di legami sempre più stretti con paesi quali Turchia, Cina, India, Corea e Pakistan. Un fenomeno che, non è al momento rilevante in termini di quantitativi (circa 20.000 ton/mese) ma, potrebbe essere preoccupante nel futuro essendo l'Italia un importatore netto di rottame.
Quali sono le strategie messe in atto dalle acciaierie italiane riguardo agli approvvigionamenti di rottame?
Nella fase critica si sono accentuate le problematiche legate alle strategie di approvvigionamento del rottame da parte delle acciaierie italiane. Più precisamente, non si è riusciti ad impostare un sistema di contratti con regole di scadenza e di quantitativo che soddisfi e tuteli le esigenze del commercio e dell'industria siderurgica; privilegiando metodi di approvvigionamento volti a catturare i vantaggi legati alle contingenze. A mio avviso ciò andrebbe superato, a favore di strategie di medio-lungo periodo che puntino più sulla continuità e sulla stabilità degli approvvigionamenti. I benefici sarebbero notevoli per entrambe le parti, soprattutto in termini di una migliore programmazione delle attività produttive.
Relativamente alle relazioni commerciali tra acciaierie e fornitori di rottame, come si configura la situazione italiana?
Il mercato attuale è caratterizzato da una notevole instabilità e incertezza sul futuro, causa ed effetto allo stesso tempo della volatilità dei prezzi a cui dobbiamo giocoforza adeguarci. In un simile contesto, come esposto in precedenza, le relazioni commerciali tra i produttori di acciaio e i commercianti di rottame si basano su contratti spot finalizzati a soddisfare le esigenze del momento, mentre l'adozione di contratti veri e propri è percentualmente minoritaria, al contrario di quanto avviene all'estero, dove è senza dubbio più diffuso il contratto mensile. Anche sotto questo profilo vi è tuttavia l'auspicio di giungere prima o poi a un regime di contrattazione più stabile e duraturo nelle attività di compravendita tra fornitori e utilizzatori di rottame.
Negli ultimi mesi il mercato dei minerali ferrosi è stato scosso da importanti cambiamenti. Quali le implicazioni per il segmento del rottame?
La siderurgia globale, dopo la profonda fase di depressione che l'ha accompagnata per tutto il 2009, sta ora cercando di riprendersi, anche se rimane esposta a un'alta volatilità dei mercati. Il fenomeno dei nuovi contratti dei minerali ferrosi è emblematico sotto questo profilo: l'eccesivo rincaro dei prezzi avvenuto nell'arco di pochi mesi - unitamente al passaggio da contrattazioni annuali ad accordi su base trimestrale - rischia di destabilizzare ulteriormente un comparto già messo a dura prova nell'ultimo anno e mezzo. Ormai ciò che avviene nei paesi emergenti dove si formano le dinamiche di mercato si ripercuote in breve tempo anche sul nostro mercato domestico. I mercati internazionali sono sempre più influenzati e condizionati dalle economie in fase di sviluppo, con speciale riferimento ad alcune aree asiatiche. La stessa Turchia ha ormai assunto un ruolo cruciale per l'evoluzione del mercato europeo. Seguire attentamente ciò che avviene nei Paesi emergenti e intercettare i grandi cambiamenti nei flussi delle materie prime, tra cui il rottame ferroso, è e sarà un'esigenza ineludibile per gli operatori europei di tutta la filiera siderurgica.
L'Unione Europea sta per introdurre una nuova regolamentazione per quanto riguarda il settore del commercio di rottami ferrosi e non. Qual è la sua opinione in merito?
Il pacchetto normativo che l'UE sta allestendo è di indubbia importanza per il commercio internazionale di rottami ferrosi e materie prime. Le nuove regole avranno una ricaduta positiva anche in Italia, dove al momento la normativa ambientale è confusa da numerose interpretazioni differenti e da fastidiosi intoppi burocratici. In particolare, sottolineo l'esigenza di giungere a una normativa che, oltre al rispetto del territorio e dell'ambiente introduca una chiara differenziazione merceologica tra materie prime secondarie e rifiuti. Assofermet Rottami, da questo punto di vista, fa la sua parte, partecipando a tutti i tavoli istituzionali italiani ed europei che hanno come obiettivo la definizione di una nuova normativa ambientale coerente alle tipologie di rottame, agli importanti volumi trattati e ai principi normativi dell'Unione Europea.











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