Intervista a Cesare Pasini, presidente di Nuovo Campsider
lunedì, 17 maggio 2010 10:49:42 (GMT+2)
Tags: | articoli simili »L'Italia è da sempre un importatore netto di rottame. Quali sono le ragioni alla base di questo fenomeno?
Le motivazioni che stanno alla base di questo dato di fatto sono essenzialmente di carattere territoriale, storico e tecnologico. Nel nostro paese mancano le risorse minerarie atte a consentire una produzione a ciclo integrato e per questo motivo nel secondo dopoguerra - periodo di forte sviluppo per la siderurgia locale - i produttori si sono orientati all'utilizzo del forno elettrico i cui principi erano già noti da tempo in quanto l'invenzione risale gli inizi del secolo scorso. Nel tempo l'evoluzione tecnologica ha permesso un incremento degli output e conseguentemente è cresciuto anche il fabbisogno di rottame. A questo proposito è opportuno evidenziare che attualmente l'Italia è il primo produttore europeo di acciaio da forno elettrico.
Ci risulta che dall'inizio dell'anno le esportazioni di rottame siano in aumento. Si tratta di un fenomeno che può avere delle ripercussioni sugli equilibri di domanda e offerta?
Si tratta senza dubbio di un fenomeno che merita attenzione ma ritengo che per ora non abbia ancora raggiunto livelli preoccupanti. Direi che le esportazioni di rottame italiane continuano a rimanere prevalentemente un business di carattere spot, legato ad occasionali opportunità commerciali che si presentano ai fornitori locali.
Le risultano cambiamenti per quanto riguarda le fonti di approvvigionamento dei produttori italiani?
No, negli ultimi anni non sono emersi cambiamenti. I produttori italiani, che attualmente importano circa il 25% del fabbisogno di rottame dall'estero, acquistano essenzialmente da paesi europei quali Germania, Francia, Austria ed Ungheria. Data la globalità del mercato e visto che queste nazioni appartengono all'Unione Europea, sembra alquanto improprio parlare di importazioni. Le fonti di approvvigionamento più lontane a cui attingiamo sono gli USA, i paesi del Baltico e del Mar Nero ed il Nord Africa. Per le acciaierie del nostro paese questi sono essenzialmente mercati spot sui quali acquistare in base ad opportunità contingenti.
Nell'ultimo periodo sui mercati internazionali sono state registrate importanti variazioni per i costi delle materie prime. Queste dinamiche hanno in qualche modo condizionato i prezzi del rottame in Italia?
Queste dinamiche hanno certamente condizionato i prezzi del rottame in Italia. A livello internazionale l'aumento delle quotazioni del minerale ferroso che si è verificato nei primi mesi dell'anno ha in qualche modo innescato un incremento dei costi del rottame e, trovandoci in un mercato globale, questo processo ha avuto effetti pressoché immediati anche sulla nostra piazza. Nell'ultimo periodo in particolare, come del resto SteelOrbis stessa evidenzia nelle proprie analisi, a livello internazionale l'andamento delle quotazioni della materia prima appare condizionato dall'atteggiamento dei compratori turchi e cinesi. A questo proposito mi sento di affermare che il mercato italiano dipende prevalentemente dall'orientamento degli operatori turchi.
Dalle nostre analisi emerge abbastanza chiaramente che - in particolare nell'ultimo periodo - i rapporti tra produttori siderurgici e commercianti di rottame sono caratterizzati da una certa tensione. In alcune circostanze sembra di assistere ad atteggiamenti di reciproca rivalsa. Quali sono le problematiche alla base di questa situazione?
Diciamo pure che i rapporti tra produttori siderurgici e fornitori di rottame non sono mai stati "idilliaci", vorrei evidenziare però che le tensioni che di volta in volta possono emergere sono connaturate all'ambito commerciale in cui questi contatti vengono a stabilirsi. Nell'ultimo periodo è possibile che i nervi siano parsi più tesi del solito, ma ciò è dipeso sostanzialmente dalle problematiche del mercato. Visto che le acciaierie ed i commercianti locali sono uniti da un legame di dipendenza reciproca, credo sia nell'interesse di entrambe le parti che col tempo i rapporti migliorino.
Attraverso quali modalità si concretizzano le compravendite di rottame in questo periodo? Vengono utilizzati contratti di fornitura o si ricorre invece ad acquisti spot? Nel caso coesistano entrambe le soluzioni, quali sono le più ricorrenti in termini percentuali?
Diversamente da quanto avviene in Europa, dove gli approvvigionamenti vengono effettuati prevalentemente attraverso contratti mensili a prezzi certi, nel nostro paese continuano a coesistere differenti modalità di acquisto ed è difficile stabilire una casistica. Con la volatilità dei prezzi che si sta registrando nell'ultimo periodo per le acciaierie diventa sempre più importante raggiungere una maggiore continuità nelle forniture sia in termini quantitativi sia in termini di prezzo e per questo motivo le aziende si stanno progressivamente orientando all'utilizzo di contratti. Per il momento prevalgono accordi su base settimanale o in relazione a quantitativi determinati. Si tratta di un processo in evoluzione, difficile da gestire anche per la frammentazione che caratterizza il mercato locale del rottame, ma senza dubbio l'elaborazione di pratiche commerciali di questo genere rappresenta un obiettivo importante per la siderurgia italiana.
Quali sono gli orientamenti dei produttori italiani in merito alla gestione delle scorte di rottame? A tal proposito, vi sono strategie ricorrenti che possano essere considerate "tipiche"?
In Italia i processi di gestione delle scorte sono condizionati essenzialmente da fattori di carattere strutturale che in alcune circostanze rappresentano un problema. Non sempre infatti al processo tecnologico ed al conseguente aumento di output e consumi è seguito un ingrandimento dei parchi rottame. Per questo motivo le strategie variano da produttore a produttore. In questo momento alcune acciaierie a pieno regime hanno bisogno di ricevere forniture settimanali; questa dinamica si ripercuote sul commercio del rottame andando ad interessare anche produttori che dispongono di strutture adeguate.
Ci sono aggiornamenti in merito alla normativa per la classificazione della materia prima in questione?
In questo momento l'Unione Europea sta completando la messa a punto di norme specifiche che, secondo le previsioni, dovrebbero entrare in vigore entro la fine dell'anno. Finalmente la distinzione tra i casi in cui il rottame dovrà essere considerato rifiuto e quelli in cui potrà essere "etichettato" come materia prima seconda sarà chiara ed uniforme per tutti i paesi dell'Unione. Questa svolta verrà accolta favorevolmente dai produttori in quanto le normative vigenti sul territorio italiano sono vaghe e si prestano ad interpretazioni che in alcuni casi hanno reso difficili gli approvvigionamenti dall'estero. In questi ultimi anni ai porti italiani è infatti capitato di assistere a blocchi e sequestri di rottame per questioni di natura prettamente burocratica.






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