Brunori: "Servono politiche UE forti per reggere di fronte ai paesi emergenti"
lunedì, 23 maggio 2011 09:28:38 (GMT+2)
Tags: tondo , prod. lunghi , Italia , Europa , costruzioni , prod. acciaio , trading , Unione europea , Mediterraneo | articoli simili »Ruggero Brunori, 53 anni, comincia sin da bambino a respirare l'aria della ferriera nel Laminatoio Valsabbia di Odolo (provincia di Brescia), fondato nel 1954 dal padre Giovanni Battista e specializzato nella produzione di tondo per cemento armato. Nei primi anni '80 consegue la laurea in Giurisprudenza, e a partire dal 1987 è impegnato stabilmente nell'azienda di famiglia, che nel frattempo ha assunto la denominazione di Ferriera Valsabbia. Dopo alcuni anni di esperienza nelle divisioni produttive e commerciali, nel '91 assume l'incarico di amministratore delegato dell'azienda, ruolo che ricopre tuttora.
Dott. Brunori, ci può riassumere le principali tappe evolutive di Ferriera Valsabbia?
La storia della nostra azienda inizia nel 1954, quando mio padre Giovanni Battista dà il via alla produzione di tondo per cemento armato fondando a Odolo il Laminatoio Valsabbia. Nel 1963 l'azienda assume la ragione sociale di Ferriera Valsabbia, nome che conserva tuttora, potenziando la produzione di tondo per c.a. a partire da lingotti acquistati presso altre aziende siderurgiche. Cinque anni dopo, nel 1968, viene inaugurato il primo forno elettrico per la fusione del rottame, facendo di Ferriera Valsabbia un'azienda integrata a ciclo continuo. Nel 1971 entra in funzione il secondo forno fusorio, e la capacità produttiva di tondo raggiunge le 70mila tonnellate l'anno. Negli anni '80 vengono implementati ulteriori investimenti che consentono un'efficace razionalizzazione degli impianti produttivi. Ferriera Valsabbia consolida la propria presenza in Germania, Francia, Svizzera, Austria, Stati Uniti e in diversi paesi orientali. Negli anni Novanta l'evoluzione aziendale prosegue a tutti i livelli, e Ferriera Valsabbia inizia ad operare in Sistema di Gestione di Qualità. Nel 1993 viene avviata la produzione di rete elettrosaldata nel nuovo stabilimento di Sabbio Chiese, paese confinante con Odolo. Nel 1996 l'azienda apre un nuovo stabilimento nella Repubblica Ceca, a cui segue un altro sito produttivo in Slovacchia (2004). Tra il 2004 e il 2008 vengono fatti importanti investimenti, con opere di adeguamento del territorio e la messa in funzione a Odolo del nuovissimo impianto di laminazione e di confezionamento barre, grazie al quale l'azienda riesce a produrre in un mese quanto un tempo produceva in un anno. Attualmente, Ferriera Valsabbia impiega in totale 325 persone.
Qual è attualmente il ruolo di Ferriera Valsabbia nel panorama siderurgico italiano e internazionale?
Ferriera Valsabbia è attiva nella produzione e vendita di tondo per cemento armato e rete elettrosaldata, e quindi i settori di riferimento sono quelli legati al comparto delle costruzioni. Grazie all'esperienza accumulata in oltre mezzo secolo di storia, siamo in grado di soddisfare qualsiasi esigenza della clientela e possediamo le necessarie certificazioni per vendere i nostri prodotti in ogni parte del mondo, dagli Stati Uniti alla Cina al Medioriente. In base alle contingenze dei mercati cerchiamo di concentrare le esportazioni su un'area piuttosto che su un'altra. In questa fase, ad esempio, il 50% del nostro business è rivolto al mercato interno, mentre il restante 50% è diviso tra paesi europei limitrofi e Nordafrica.
Quali conseguenze ha avuto la crisi globale sulle performance della vostra azienda?
Certamente la crisi si è fatta sentire. Nel 2010 il fatturato si è attestato a circa 195 milioni di euro, più o meno in linea con l'anno precedente (196,3 milioni di euro) ma ben lontano dai 504,4 milioni di euro del 2008. Stesso trend anche per i volumi produttivi: lo scorso anno l'output di tondo ha raggiunto 340.000 ton, in confronto alle 442.000 ton del 2009 e alle 506.851 ton del 2008, e la produzione di rete elettrosaldata è calata drasticamente. Dopo l'annus horribils 2009 i mercati sono cambiati, la concorrenza dei nuovi attori saliti alla ribalta nel panorama siderurgico internazionale si fa sempre più serrata, e le acciaierie italiane si trovano spiazzate anche a causa di carenze infrastrutturali e ostacoli normativi che ne riducono la competitività. Ciononostante, Ferriera Valsabbia si è adeguata alle nuove esigenze di business, confermano il ruolo di primo piano nel settore degli acciai per l'edilizia.
A proposito di competitività, come giudica il ruolo dei paesi emergenti sul mercato internazionale dell'acciaio?
I paesi del cosiddetto BRIC - ossia Brasile, Russia, India e Cina - stanno osservando una forte espansione economica. In tale contesto, anche il consumo di prodotti siderurgici è in forte incremento, a partire dal tondo che è il materiale per eccellenza in un paese che cresce e che ha bisogno di nuove infrastrutture e interventi edilizi residenziali e non. In aggiunta, oltre che sul piano quantitativo, le siderurgie di queste aree stanno facendo grossi passi avanti anche sotto il profilo qualitativo. Naturalmente, anche all'interno del BRIC esistono differenze: la Cina presenta accelerazioni forti dei consumi di acciaio, mentre negli altri paesi il progresso del comparto siderurgico è meno accentuato, ma comunque di rilievo. Non va poi dimenticato il ruolo della Turchia nei nuovi equilibri che si stanno formando nell'area del Mediterraneo, e che interessano da vicino anche la nostra azienda. In generale, BRIC e Turchia evidenziano una grossa vitalità e apertura all'innovazione, agli investimenti e allo sviluppo. Ben diversa, invece, la situazione in Occidente, dove la presenza di zavorre economiche, culturali e normative tende a soffocare la ripresa. Da noi le imprese devono sopportare elevati costi di produzione - a cominciare da quelli per l'energia - e la carenza di infrastrutture moderne ed efficienti, tutti fattori che discendono da un sistema politico locale e comunitario continuamente impegnato a gestire l'emergenza e a tamponare gli effetti di politiche industriali disastrose, mentre servirebbero una progettualità di lungo termine e un'azione governativa proiettata nel futuro. Il bene generale è spesso schiacciato da ragioni di carattere ideologico e particolaristico, e mi riferisco ad esempio al blocco di numerose opere infrastrutturali a causa del potere dei gruppi di pressione, i quali non assumono le proprie responsabilità e non rispondono mai del loro operato. Purtroppo la politica si dimostra incapace di andare oltre la legge del consenso, creando ostacoli all'attività delle imprese. In Italia la situazione è per certi versi ancora più problematica, data la scarsa considerazione del ruolo sociale dell'impresa e dell'importanza dell'assunzione di responsabilità da parte di tutti.
Oltre alle problematiche citate, vi è pure da considerare la condizione di overcapacity che caratterizza la siderurgia nei paesi sviluppati. Il processo di integrazione delle acciaierie può rappresentare una via di uscita in tal senso?
Il problema della sovraccapacità produttiva è molto serio. La strada delle integrazioni tra i produttori siderurgici è sì auspicabile, ma al contempo è difficile da percorrere. Si tratta infatti di unire realtà industriali con storie ed esigenze diverse, spesso connotate da una forte impronta familiare, anche se a mio avviso quest'ultimo fattore non ha ostacolato una gestione moderna e manageriale delle aziende. In un contesto caratterizzato da un cronico gap tra offerta e domanda di acciaio, sarebbe ancora una volta fondamentale disporre di adeguate politiche di sviluppo, implementando progetti di rinnovo delle infrastrutture - penso ad esempio alle numerose strutture portuali fatiscenti presenti in Italia - che darebbero una boccata di ossigeno al settore siderurgico e consentirebbero di dare nuovo slancio all'economia.
A fine anno dovrebbero entrare in vigore le nuove norme comunitarie sulla distinzione tra rifiuti e materie prime secondarie (MPS). Quali gli effetti sul commercio di rottami ferrosi?
Le nuove regole dovrebbero rappresentare un passo avanti verso il raggiungimento di un'uniformità legislativa a livello europeo. Il problema in Italia è molto sentito, dato che commercianti e utilizzatori di rottame ferroso devono spesso fare i conti con lentezze burocratiche e confusioni normative che ostacolano gli scambi. Il problema è che spesso all'interno dell'Unione Europea prevalgono gli interessi dei paesi economicamente più influenti, Germania in primis, e ciò tende a indebolire l'azione comunitaria e a rappresentare un handicap di fronte a paesi emergenti dotati di forti politiche industriali. A Bruxelles manca una seria programmazione di medio-lungo termine, e mancano rappresentanti in grado di pensare al futuro.










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